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Notiziedaiparchiinformazioni e attualità
5/9/2008 ASSOTURISMO, IL VALORE AGGIUNTO DEL PARCO DELLA VAL D'AGRIAssoturismo Basilicata ritiene che il Parco sia fondamentale per lo sviluppo turistico della Val d’Agri. Il valore aggiunto di un parco in termini di sviluppo e di economia - riferisce Rosa Pafundi, responsabile Assoturismo Basilicata - è molto più elevato di quanto possano incidere i cacciatori, segmento numericamente non rilevante, con poca propensione al consumo, dediti ad un turismo mordi e fuggi che non lascia nessuna economia sul territorio. Pensare che perdere il segmento della caccia a causa del Parco sia un danno economico - ribadisce Pafundi - è semplice ignoranza. PUBBLICATO IL DECRETO DI RIPERIMETRAZIONE DEL PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESICon Decreto del Presidente della Repubblica 9 Gennaio 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 108 del 9 maggio 2008, è stata approvata la nuova perimetrazione del parco nazionale Dolomiti Bellunesi. La perimetrazione di cui al comma 1 sostituisce integralmente la precedente perimetrazione di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 184 del 7 agosto 1993, nelle more della revisione del Piano del Parco . BIODIVERSITA': BONN SI PREPARA A SUMMIT 19-30 MAGGIO(ANSA) - ROMA - Da 19 al 30 maggio 2008, a Bonn, si svolgera' la Nona riunione della Conferenza degli Stati firmatari della Convenzione sulla diversita' biologica (CBD), adottata durante la Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 1992. In questa occasione i partecipanti valuteranno i progressi realizzati verso l' obiettivo fissato dal Vertice Mondiale di Johannesburg di ridurre significativamente il tasso di perdita della biodiversita' a livello globale, regionale e nazionale entro il 2010'' (target 2010). Il vertice ha dato a suo tempo una definizione di diversita' biologica come la variabilita' tra organismi viventi di qualsiasi tipo compresi, tra gli altri, quelli terrestri, marini e di altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali questi sono parte; includendo la diversita' all'interno delle specie, tra le specie e degli ecosistemi. La Convenzione copre l'intero settore della conservazione e dell'uso sostenibile della biodiversita' con riferimento agli habitat e gli ecosistemi, le specie e le popolazioni, e la diversita' genetica. Particolare attenzione e' riservata alla protezione delle foreste, degli ecosistemi marini, delle zone aride e sub-umide e delle acque interne. Le Parti della Convenzione sulla diversita' biologica (CDB), firmata da 190 parti (inclusi i 27 Stati membri dell'Unione europea e la Comunita' europea si sono impegnate a ridurre considerevolmente il tasso di perdita della biodiversita' entro il 2010 e ad instaurare una rete mondiale di zone protette terrestri (entro il 2010) e marine (entro il 2012). La Convenzione rappresenta anche la piu' importante piattaforma di discussione del sistema internazionale di scambio delle emissioni e degli accordi ambientali multilaterali nonche' un forte strumento per promuovere i diritti delle popolazioni indigene. Un altro obiettivo fondamentale della Convenzione e' quello di consentire un'equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche, compreso un giusto accesso alle risorse genetiche ed un appropriato trasferimento delle tecnologie necessarie. Dal 12 al 16 maggio, sempre a Bonn, si svolgera' inoltre la quarta riunione delle Parti del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, un trattato della Convenzione sulla Biodiversita' che ha come obiettivo la protezione della biodiversita' dai rischi derivanti dal trasferimento, dalla manipolazione e dall'uso degli organismi geneticamente modificati ottenuti dalle moderne biotecnologie, tenuto conto anche dei rischi per la salute umana e con particolare attenzione ai movimenti transfrontalieri. L'Europarlamento ha adottato in proposito una risoluzione per chiedere all'UE di assumere la leadership mondiale nella protezione della biodiversita', in particolare nelle aree protette e nelle foreste, sollecita inoltre la moratoria sull' immissione nell'ambiente e sull'uso commerciale di alberi geneticamente modificati. Una mozione ha inoltre raccomandato il bando di tutte le tecnologie terminator, quelle tecniche applicate per regolare l'espressione genica delle piante dall' esterno: regolano la fertilita' delle piante in modo tale che la facolta' di germinazione dei semi possa essere attivata o inattivata. L'Ue dovrebbe inoltre svolgere un ruolo di primo piano nei negoziati per l'adozione di un regime internazionale, equo, giusto e giuridicamente vincolante, di accesso e di ripartizione dei benefici delle risorse genetiche. E a farsi interprete dell'esigenza di cercare un accordo sui principi comuni e i criteri per una buona gestione delle foreste, e ad operare a favore di una gestione integrata della biodiversita' marina. (ANSA). NEL SALERNITANO NUOVA SPECIE ORCHIDEA SELVATICA(ANSA) - SASSANO, 9 MAG - Scoperta nella Valle delle orchidee selvatiche di Sassano, nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, in provincia di Salerno, una nuova specie di orchidea. Si tratta di un ibrido 'X Orchis Mascula L. x Orchis Lactea L.', battezzata Orchis Bucolica. La presentazione della nuova specie di orchidea, avvera' nell'ambito del convegno nazionale 'Giros' in svolgimento in questi giorni a Sassano, in provincia di Salerno. Nel corso dei lavori, che rappresentano un appuntamento di rilevante valore scientifico, gli oltre cento partecipanti (docenti, botanici, fitoterapisti ed appassionati della natura), provenienti da tutt'Italia e da diversi Paesi Europei, hanno sottoscritto la 'Carta Rossa della Valle delle Orchidee di Sassano', documento scientifico finalizzato a sancire e a sottolineare la grande importanza e la singolarita' naturalistica del territorio interessato alla fioritura delle orchidee selvatiche. Con la neo censita Orchis Bucolica salgono, dunque, a 185 le varieta' di orchidee selvatiche sassanesi a fronte delle 254 specie presenti nell'area protetta cilentana e delle 319 segnalate in Europa e nel Bacino del Mediterraneo. Intanto continuano a Sassano le iniziative della decima edizione della 'Valle delle Orchidee in festa' che si concludera' domenica prossima con visite guidate, spettacoli di aquiloni, escursioni di trekking a cavallo nella singolare Valle dell'area protetta cilentana. (ANSA). ORSA MORTA IN ZONA PROTEZIONE ESTERNA PARCO ABRUZZO(ANSA) - L'AQUILA - Un esemplare femmina di orso marsicano e' stato trovato morto nelle vicinanze di Lecce dei Marsi (L'Aquila), nella zona di protezione esterna del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm). Sul posto, informa una nota della Forestale, si stanno recando i Forestali del Coordinamento territoriale per l'ambiente del Parco, per indagare sulle cause del decesso, al momento ancora ignote, e raccogliere ogni elemento utile alla ricostruzione dei fatti. (ANSA). AIAB SU PARCO NAZIONALE VAL D'AGRI“Strano apprendere che vi siano ancora timori per l’istituzione del parco della Val d’Agri e che lo stesso secondo alcuni potrebbe frenare lo sviluppo dell’agricoltura della zona quando a nostro avviso, semmai, il vero freno allo sviluppo è da ricercare in altre cause e non certo nell’istituzione di un’area protetta di rilevanza nazionale". Ad affermarlo è stato Terenzio Bove, presidente dell’Associazione italiana Agricoltura biologica di Basilicata (Aiab). “L’istituzione di un parco d’importanza nazionale – continua Bove- è un processo democratico e partecipativo che richiede diversi anni ed è strutturato a tappe segnando inevitabilmente l'inizio di una nuova evoluzione dell'ecosistema e delle caratteristiche socio-economiche legate al territorio interessato. Pertanto nella logica della concertazione con chi sul territorio ci vive, ci lavora, produce ed eleva l’immagine complessiva del territorio stesso mi sembra d’obbligo che nell’immediato ci sia un confronto costruttivo per analizzare i limiti e le prospettive e mettere in atto strategie che consentano al parco di nascere sotto i migliori auspici. Vorrei ricordare – continua Bove - che tra le attività produttive, l'agricoltura, ed in particolare quella condotta con metodo biologico, ha oggi un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell'ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l'Italia. Nelle aree collocate in zone di montagna e/o svantaggiate, a nostro avviso, l'attività agricola, condotta con metodi biologici, rappresenta un elemento indispensabile per mantenere vivo il tessuto sociale, economico e storico-culturale delle stesse comunità umane insediate. Quindi bisogna attivarsi urgentemente affinché tutte le aziende interessate adottino il biologico come metodo di produzione aziendale che consentirebbe alle stesse aziende di recuperare l’immagine di “agricoltura di qualità” e genuina che ultimamente si va perdendo grazie anche a trasmissioni televisive che di certo non agevolano l’agricoltura lucana. Se le aziende si devono adattare a nuove forme di governance territoriale allora che siano direttamente coinvolte nella gestione del parco e siano affidate a loro le realizzazioni di alcune azioni". Secondo l’Aiab, piuttosto, “si deve fare presto nel redigere i piani di sviluppo territoriali sviluppandolo con il metodo della concertazione con le parti sociali ed in particolare con le associazioni agricole; nella predisposizione dei criteri e dei regolamenti di gestione siano considerate attentamente le attività agricole presenti, per garantirne il mantenimento ed il sostegno mediante indennità compensative e agevolazioni per gli investimenti, evitando ogni ulteriore appesantimento burocratico e normativo per le stesse; siano individuate le opportune condizioni affinché, nell'imposizione fiscale e relativamente alla previdenza, vengano previste agevolazioni a favore delle imprese agricole ubicate nel territorio delle aree protette; nel parco si costituiscano tavoli permanenti tra gli organi di gestione delle aree protette e le rappresentanze degli agricoltori per operare una informazione ed un confronto costanti in merito alle politiche di gestione delle stessa area protetta attivandosi per favorire la crescita dei servizi di tipo ambientale forniti dalle aziende agricole ed il mantenimento o l'introduzione di tecniche agricole rispettose dell'ambiente naturale anche attraverso il pieno utilizzo degli incentivi finanziari comunitari, nazionali, regionali e, compatibilmente con proprie risorse. Infine sembrerebbe un problema l’aumento spropositato della fauna selvatica (cinghiali soprattutto) che potrebbe essere risolto con le predisposte ed attivate incisive misure per limitare tali danni ricorrendo ad azioni di controllo e di contenimento numerico della fauna selvatica presente. A nostro avviso l’unica categoria danneggiata, se così si può dire, è quella che pratica lo sport della caccia”. 5/8/2008 PIANTA RARISSIMA SCOPERTA SUL MONTE SAN BARTOLO(ANSA) - PESARO, 8 MAG - Il ritrovamento, per gli esperti del settore, e' di quelli che capitano ogni cento o piu' anni. Non si tratta di un reperto archeologico, ma di una pianta fiorita, la 'Stachys arvensis L.', considerata rarissima dai naturalisti. E' stata scoperta durante un'escursione nel Parco naturale regionale del monte San Bartolo dai i ricercatori del Centro ricerche floristiche Marche ''Brilli Cattarini''. ''La Stachys arvensis - spiega Leonardo Gubellini, direttore del Centro - e' una pianta annuale con piccoli fiori bianchi o rosei, segnalata alla fine dell'800 nell'area del Miralfiore a Pesaro, dove, pero', non e' stata rinvenuta di recente. Il nuovo ritrovamento costituisce, ad oggi, l'unica stazione di 'Stachys arvensis' presente nel territorio regionale: un fatto di grande importanza, che aumenta la biodiversita' non solo nel Parco naturale del San Bartolo, ma in tutte le Marche''. La specie, che va ad aggiungersi alle 650 unita' gia' censite nell'area del San Bartolo, e' stata messa a dimora in un'aiuola dell'orto botanico del Centro floristico ''Brilli Cattarini'', in cui sono custodite anche altre piante e fiori rari della regione.(ANSA). OLA,I PETROLIERI, I CAPRICCI DEGLI AMMINISTRATORI E...LE GOGNE MEDIATICHELa OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - denuncia una campagna di disinformazione messa in atto da alcune testate giornalistiche nazionali. La "gogna mediatica", questa volta, viene inflitta alla cittadinanza e agli amministratori del Comune di Calvello, piccolo centro dell'area del petrolio in Basilicata che - è bene precisare – tradizionalmente, non ha mai dimostrato di assurgere al ruolo barricadero di Municipio contrario all'oro nero. Per penna dell'illustre giornale di Confindustria - Il Sole24Ore – è stata ben orchestrata, ma si è presto svelata quella che senza tema di smentita può essere definita una vera e propria campagna di “black-out”.
L'area pic-nic (che pure va preservata) si è rilevata il tranello nel quale è caduta anche parte della stampa locale, soprattutto, quella radiotelevisiva del servizio pubblico. La vicenda assume connotati ridicoli, aprendo all'ipotesi strutturale che, il nodo del polverone sollevato dalla stampa, ricada nella presunta scadenza delle autorizzazioni necessarie alla realizzazione degli oleodotti. E' divenuto, infatti, impellente per le compagnie petrolifere accelerare i tempi della riconferma delle autorizzazioni in scadenza, prima di incorrere nei vincoli del Parco della Val d'Agri-Lagonegrese a seguito di possibili varianti sostanziali nei progetti originari dell'ENI. I problemi sarebbero, quindi, ben altri da quelli sollevati dal Sole24Ore e vanno imputati alla frenesia di "avere le carte giuste" da parte dei petrolieri che manco a farlo apposta, non parlano in prima persona, ma delegano in propria vece nientemeno che un funzionario pubblico - Franco Terlizzese, Direttore dell'Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia (Unmig) del Ministero dello Sviluppo Economico.
Il pericolo di irreversibili e significative implicazioni sulle falde acquifere potabili e sul sistema sorgentizio della Val d'Agri, nonché il tentativo di sventrare, ulteriormente, il neonato Parco Nazionale - nel quale sono già presenti 10 pozzi e circa 700 km di oleodotti - avrebbero allertato gli uffici del Ministero dell'Ambiente che avrebbero richiesto supplementi di istruttoria per il rilascio delle autorizzazioni di rito. E mentre la stessa stampa annunciava l'incontro di giovedì del Presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo - a Roma – trapelava la notizia che con Determinazione Dirigenziale del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Ufficio Foreste e Tutela del Territorio del 9 aprile 2008, n. 414 (BUR Basilicata n. 17 del 1/5/2008) è stata "prorogata" l'autorizzazione alla Ditta ENI S.P.A "ai sensi del R.D. 30.12.1923, n. 3267 per l'esecuzione dei lavori di posa dei tratti di rete di raccolta denominati Dorsale Cerro Falcone - Tratto Cerro Falcone I - Vertice 87 e Tratto Vertice I 45 - in agro dei Comuni di Calvello, Marsicovetere e Marsiconuovo - proroga autorizzazione D.D. n. 301/75D del 4.5.2004 e D.D. n. 627/75AD del 19.05.2006".
Ecco così svelato il motivo della campagna di disinformazione e le gogne mediatiche per mascherare gli effettivi impatti sull'ambiente ed i sistemi idrogeologici che metterebbero a repentaglio la biodiversità dell' area protetta nazionale. Altro che "capricci" degli amministratori locali!
O.L.A. - ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA
Coordinamento territoriale di associazioni, comitati, movimenti e cittadini 5/7/2008 SI E' INAUGURATA MEDITERRE(ANSA) - BARI - ''O siamo in grado di rimettere la tutela dell'ambiente, della qualita' della vita al centro delle politiche di sviluppo, oppure la nostra partita non comincera' neanche perche' saremo gia' morti. Abbiamo bisogno di reagire''. Ne e' convinto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che oggi, ha inaugurato nel quartiere della Fiera del Levante la quinta edizione di Mediterre, la Fiera del parchi del Mediterraneo organizzata dall'assessorato all'Ecologia della Regione Puglia e dalla Federazione Italiana dei parchi e delle Riserve naturali con il contributo del ministero dell'Ambiente. Alla cerimonia sono intervenuti il presidente di Federparchi, Matteo Fusilli, il ministro albanese per l'Integrazione europea, Majlinda Bregu, il ministro albanese dell'ambiente, Lefter Xhuveli, il vicepresidente Iunc, Carles Castell, dell'Europarc Federation, e il direttore generale del Servizio conservazione della natura del ministero dell'ambiente, Aldo Cosentino. Mediterre si concludera' l'11 maggio. Vi partecipano 19 Paesi del bacino del Mediterraneo, 11 parchi stranieri, nove ministeri; 50 gli eventi concentrati su una superficie di 10.000 metri quadrati. Sono in programma convegni, concerti, laboratori didattici e animazione nei parchi pugliesi. L'ingresso e' gratuito. Quest'anno il tema scelto e' 'Terra, acqua, fuoco', come fonti di vita, energia, sviluppo. Un patrimonio - ha sottolineato Fusilli che l'emergenza ambientale ''rischia seriamente di compromettere''. Il consolidamento dei rapporti, gia' ottimi con la Puglia e con l'Italia, e' stato auspicato dai due ministri albanesi. E proprio l'Albania e' l'ospite d'onore di questa edizione di Mediterre (una giornata speciale e' in programma per il giorno 10 maggio).(ANSA). VERSO LA RIPERIMETRAZIONE DEL PARCO DELL'ASPROMONTESi attende solo la firma del Presidente della Repubblica per la nuova perimetrazione del Parco Nazionale dell'Aspromonte che sta suscitando molte critiche da parte delle associazioni di protezione ambientale che nell'annunciare ricorsi, ddenciano forti discontinuità nella nuova perimetrazione tagliata su misura per gli interessi locali per selte di cementificazione e per fini venatori. Il 20 marzo scorso la Conferenza Unificata Stato Regioni aveva espresso parere favorevole ai nuovi confini che tagliano ben 10.523 ettari degli oltre 77 mila ettari del parco istituito nel 1994 (37 comuni e 6 Comunità Montane). Il presidente del parco, Leo Auteliano, in risposta alle critiche delle associazioni, evidenzia come le superfici escluse a seguito di un lungo processo partecipativo siano per lo più aree agricole con l'inclusione di aree di pregio paesaggistico nel comune di Mammola. PUBBLICATI DECRETI SUI SITI DI IMPORTANZA COMUNITARIACon Decreti 26 marzo 2008 pubblicati sulle Gazzette Ufficiali della Repubblica n. 103 del 3-5-2008 e n. 104 del 5-5-2008 , sono stati pubblicati i primi elenchi aggiornati dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina e continentale in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE. 5/3/2008 IL PARCO DELLA VAL D’AGRI E LE CROCIATE DELL’ ANTIPOLITICALa OLA, Organizzazione Lucana Ambientalista, Coordinamento apartitico di associazioni, comitati e cittadini interviene in merito alle strumentalizzazioni della politica che si sta aggregando intorno ad un diffuso dissenso, per la verità tardivo e strumentale, contro l’istituzione del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Questa volta sono ii paladini della dea diana che, imbracciato il fucile da caccia ed indossata la divisa della politica, scendono in campo contro quelli che definiscono “ultraecologisti e perbenisti di sinistra” colpevoli di aver sostenuto l’istituzione del parco. Per l’esponente provinciale di Alleanza Nazionale, Bruno Fruguglietti non basta prendersela contro il parco e preferisce chiudere gli occhi per non vedere cosa accade in Val d’Agri non solo con le trivelle del petrolio e gli oleodotti ma anche dal punto di vista sociale. L’avvento del petrolio nella valle dell’Agri, lungi dall’aver portato ricchezza, ha infatti fatto riemergere un qualunquismo che sembra non risparmiare la politica. La Ola chiede alle forze politiche e sindacali ancora sane che non venga trasformato il dissenso contro il parco in terreno di “caccia alle streghe” per inaccettabili crociate contro chi è ritenuto colpevole di difendere la salute, l’ambiente e le risorse che in Val d’Agri purtroppo vengono barattate a favore degli interessi privati. FRUGUGLIETTI (AN): “RIPERIMETRARE PARCO VAL D’AGRI“Vista la costituzione del Parco della Val D’Agri Lagonegrese , bisognerà proporre con veemenza il problema politico/tecnico di una riperimetrazione, o meglio una previsione ove possibile, all’interno delle superfici del Parco, di aree deputate all’esercizio dell’attività venatoria”. Lo afferma, in un comunicato stampa, Bruno Fruguglietti Componente Esecutivo Provinciale di Potenza di Alleanza Nazionale. Per l’esponente di An “bisognerà dunque interpretare e farsi carico delle istanze , di una parte rispettabile della società, ( i cacciatori e gli industriali boschivi) troppe volte discriminata da un concetto e da una visione manichea dei loro bisogni , da parte dei perbenisti della sinistra ultraecologica”. 5/2/2008 POLLINO, CONSIGLIO ENTE PARCO APPROVA IL BILANCIO 2008Il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, ha approvato il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2008 e il progetto speciale per gli ex Lsu del versante Basilicata che prevede l’assunzione a tempo determinato di 35 unità al fine di garantire la mobilità a tutto il bacino di lavoratori. Lo rende noto l’Ufficio stampa dell’ente Parco. Pappaterra ha anche informato il Consiglio di avere inviato una lettera i presidenti delle Regioni Basilicata e Calabria, De Filippo e Loiero per chiedere loro di assumere la vertenza, sostenendo il Parco nella difficile opera di attuazione del progetto proposto e condiviso dalle Organizzazioni sindacali che prevede l’utilizzo di 141 ex LSU del Pollino in diverse attività lavorative, alcune delle quali legate all’imminente attuazione del Piano antincendio”. L’ammontare complessivo del Bilancio previsionale 2008 – che per essere operativo dovrà essere approvato definitivamente dai Ministeri competenti (Economia e Ambiente) – è di circa 17 milioni di euro. Le spese d’investimento previste sono di circa 10 milioni 600mila euro destinare perlopiù ad interventi di lavori pubblici, di prevenzione incendi (1 milione 500mila euro), di promozione socio-economica (1 milione 300mila euro circa), di tutela naturalistica. TOSCANA; ABBREVIARE AUTORIZZAZIONI EOLICO(ANSA) - FIRENZE, 23 APR - Abbreviare i tempi delle autorizzazioni per l'installazione di impianti eolici. E' quanto chiede una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio regionale della Toscana e presentata dal capogruppo dei Verdi Mario Lupi. Illustrando il documento Lupi ha ricordato che ''in materia di energia rinnovabile il Consiglio Regionale non ha mai votato un regolamento sulla produzione di energia eolica. Considerando le richieste di autorizzazione presentate da molti enti locali del nostro territorio regionale che non hanno avuto risposta, la mozione impegna la Giunta regionale a svolgere il rilascio delle autorizzazioni attenuando i lunghi tempi burocratici''. Nel dibattito e' intervenuto anche l'assessore regionale all'energia Anna Rita Bramerini ricordando che ''nell'espressione del parere finale relativo alle autorizzazioni concorrono diversi soggetti, non tutti facenti capo alla Regione'', e che ''nell'aggiornamento del Piano di indirizzo territoriale (Pit) e' previsto un piano regionale dell'eolico''. ''L'obiettivo di qui al 2020 - ha aggiunto - e' di incrementare l'energia elettrica da eolico dagli attuali 27 a 300 megawatt''. (ANSA). 5/1/2008 NUOVA SEDE PER IL PARCO DEL VESUVIOIl Parco nazionale del Vesuvio ha aperto la sua nuova sede presso il Palazzo Mediceo di Ottaviano Lo ha fatto in una data significativa, il 22 aprile, giornata mondiale della Terra, Il Palazzo Mediceo in Ottaviano é uno dei beni confiscati ai sensi della legge 575/65 avendo fatto parte per anni del patrimonio di beni di uno dei capi della camorra napoletana. erminati i lavori di restauro e di adattamento alle nuove funzioni, il palazzo torna all’uso pubblico e diventa anche un simbolo estremamente significativo di come la legalità perduta possa essere recuperata e rilanciata.Questo è anche un segno importante del ruolo che le aree naturali protette – ha riferito il Prof Leone, Presidente del Parco del Vesuvio- possono svolgere, non solo della protezione della natura nelle sue specie animali, vegetali e inanimate, ma anche quello della tutela dell’identità, sicurezza e dignità delle popolazioni che in queste aree e nelle zone contigue vivono e operano PARCO CILENTO VALLO DI DIANO VERSO UNA NUOVA GESTIONEVoglio essere giudicato sul prodotto interno lordo del Cilento fra cinque anni, adesso è la metà del Trentino, questo il messaggio di Domenico De Masi, Presidente dell’Ente Parco, in chiusura della convention dei Presidenti e dei Sindaci dei comuni del parco tenutasi il 23 aprile scorso. Un messaggio forte lanciato agli amministratori locali, che numerosi si sono ritrovati all’Happy Village di Marina di Camerota, richiamandoli, inoltre, alle loro responsabilità sul governo del territorio, bisogna radicarsi nel territorio, solo così si conoscono i problemi della gente e si possono risolvere. Un esempio ci viene dalle ultime elezioni politiche in cui la Lega Lombarda che è fortemente radicata nel territorio ha trionfato. Nel corso del dibattito sono emersi spunti interessanti sul mancato sviluppo dell’area, primi fra tutti la carenza di infrastrutture, la disoccupazione e di conseguenza lo spopolamento delle aree interne. E ancora sullo sviluppo turistico della fascia costiera. Il rappresentante del comune di San Mauro Cilento ha posto il problema della carenza di reti fognarie e di depuratori, auspicando che tutti i comuni costieri ottengano insieme alla bandiera blu anche le cinque vele e la copertura della rete ADSL su tutto il territorio.Riguardo al turismo, il prof. De Masi ha sottolineato che è importante destagionalizzare, in Francia - con circa 380 mila camere in meno rispetto all’Italia - la saturazione è del 60%, in Italia è del 40%. Nel Sud, dove il miglior clima lascerebbe pensare che ci sia maggiore affluenza di turisti anche nelle stagioni non calde, la saturazione è del 26%, in pratica su 100 stanze, 74 sono vuote nel corso dei 365 giorni. La saturazione è un problema enorme. Il Presidente del Parco infine esorta i sindaci a riacquistare il senso estetico, è stato permesso di costruire case brutte che hanno deturpato l’ambiente. I paesi del Cilento sono tristi perché nulla si è fatto per il tempo libero. (fonte: http://www.cilentoediano.it/) PASTORI E PASTORI”: POSITIVO IL PRIMO INCONTRO IN SARDEGNAASSERGI – 30/04/08- Ha avuto buon esito, in Sardegna, l’iniziativa “Pastori e Pastori”, promossa dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e dal Bacino Imbrifero Montano di Taloro, con il sostegno di Slow Food Abruzzo e Sardegna. Si è trattato di un fruttuoso confronto di esperienze tra le nuove leve del pastoralismo abruzzese, rappresentato dai giovani del Consorzio del Pecorino di Farindola Eliseo Astolfi, Gabriele D’Agostino, Denni Linari e Raffaele Trignani, e del Consorzio del Canestrato di Castel del Monte, Alessandro Pelini e Graziano Petronio, e quelle della tradizione pastorale sarda, rappresentata dai giovani del consorzio dei Produttori Storici di Fiore Sardo Simone Cualbu, Roberto Logias, Silvio Vacca, Andrea Marchi, Alessandro Sedda, Francesco Bussu. Affratellati dalla stessa passione e dal forte senso di appartenenza ad una cultura purtroppo economicamente in declino, hanno riflettuto insieme le stesse problematiche di un settore in cui la mancanza di redditività spinge inesorabilmente sempre più aziende all’abbandono. Grazie all’iniziativa, e agli incontri organizzati a suo corollario, si è in primo luogo riusciti nell’intento di creare una piccola rete di produttori che sarà senz’altro utile nella riflessione delle problematiche delle aree interne montane. Il pastoralismo di tipo tradizionale, infatti, in Abruzzo come in Sardegna, si caratterizza per una certa tenuta tra le nuove generazioni, in controtendenza con quanto avviene nel resto d’Italia, assicurando non soltanto prodotti caseari di elevata qualità ma anche, in quanto attività umana stabile, una significativa resistenza socio-economica al progressivo impoverimento dei borghi montani. I pastori, inoltre, possono essere autentici presidi a difesa della naturalità dell’ambiente. Scaturisce da qui l’interesse del Parco a riflettere sul valore del pastoralismo tradizionale ed a promuovere in particolare la formazione dei giovani, nell’auspicio che l’allevamento di tipo pastorale continui a giocare un importante ruolo nello sviluppo dei territori interni. Questo l’ambito in cui si inserisce l’iniziativa “Pastori e Pastori” che, dopo l’incontro in Sardegna, a settembre si sposterà nell’area protetta per un secondo seminario tecnico. Le conclusioni degli incontri saranno presentate a Torino in occasione del Salone del Gusto e di Terra Madre 2008 (23 - 27 ottobre). 4/30/2008 GIP CATANZARO CONFERMA SEQUESTRO VILLAGGIO TURISTICO MARINAGRIProvvedimento emesso ad aprile nell'inchiesta 'Toghe lucane' (ANSA) - CATANZARO, 30 APR - Il gip di Catanzaro, Antonio Rizzuti, ha convalidato il sequestro del complesso turistico Marinagri di Policoro (Matera). Il provvedimento era stato emesso in via d'urgenza il 17 aprile dal pm De Magistris nell'ambito dell'inchiesta 'Toghe lucane' su un presunto comitato d'affari che avrebbe operato in Basilicata con la complicita' di politici, magistrati, professionisti e imprenditori. Il legale di Vincenzo e Marco Vitale, titolari di Marinagri ha gia' annunciato il ricorso WWF, A CHI NON PIACE IL PARCO DELLA VAL D'AGRI?Il WWF interviene in merito alle polemiche dei cacciatori, che si definiscono in ogni occasione “i veri difensori dell’ambiente” perché, a loro dire, lo praticano e lo conoscono, si mettano a strillare e a protestare non appena un’area di grande valenza ambientale qual è la Valle dell’Agri, viene finalmente riconosciuta, dopo 15 anni di dure battaglie, come Parco naturale nazionale. Lo status di Parco Nazionale, decretato il 5 marzo scorso dal Capo dello stato italiano - evidenzia il WWF Basilicata - fa acquisire a quest’area tutta una serie di vantaggi e privilegi che si ripercuotono positivamente sulle attività antropiche dell’area e sulla crescita diffusa dei cittadini che vi abitano. Il Parco rappresenta non solo la protezione naturalistica dell’area, ma il valore aggiunto alle attività e ai prodotti della Valle, per cui il fagiolo di Sarconi, il canestrato di Moliterno, l’olio di Montemurro, il prosciutto di Marsicovetere, la patata ed il tartufo di Spinoso, nonché tutti gli altri prodotti tipici della Valle, riceveranno con il Parco una loro consacrazione e questa sarà una grande spinta alla loro valorizzazione e commercializzazione. Quindi è impensabile che una categoria di cittadini che pratica per proprio diletto un’attività sul territorio, voglia impedire a tutti i costi che si realizzi un progetto di civiltà e di benessere diffuso dei cittadini residenti nel Parco. A tale proposito, questa valle ha già dato molto in termini di sacrificio del proprio territorio ad altre attività impattanti ed inquinanti che vi si praticano, quali l’attività di ricerca ed estrazione del petrolio che ha portato alla drastica riduzione del perimetro del parco dimezzandolo, alla continua sottrazione delle acque del lago del Pertusillo e del Fiume Agri che alimentano l’irrigazione delle campagne materane e pugliesi e soddisfano la sete dei cittadini delle stesse aree, al pericolo che si possa costruire sullo splendido Lago del Pertusillo, in un’area altamente panoramica , un ponte di ferro che deturperebbe in modo definitivo il paesaggio del lago e l’ecosistema delle acque. E’ impensabile che il perimetro del Parco debba ridursi ancora di più per far posto all’attività venatoria; questa si può praticare nelle aree contigue appositamente definite e previste dalle leggi istitutive e dalle norme di salvaguardia del Parco ; inoltre vi è ancora tutto il territorio della Regione che per oltre il 70% è libero da vincoli di caccia. La verità è che , dopo numerosi rinvii del decreto attuativo del Parco, dopo 15 anni di discussioni, tavole rotonde, convegni, workshop su “parco e petrolio”, molti erano convinti che il Parco della Val d’Agri non si sarebbe mai realizzato, per cui i nemici del progetto parco erano sicuri che questa istituzione, prevista dalla Legge n.394/1991 “Legge quadro sulle aree protette” e n.426/1998 “Nuovi interventi in campo ambientale” sarebbe rimasta sulla carta ad imperitura memoria dei cittadini. Ci sono stati 15 anni di informazione diffusa a tutti i livelli e a tutti i cittadini sui vincoli espressi dal Parco e sulle possibilità offerte al territorio da questa area protetta. Se è credibile che l’esercizio venatorio è vietato in tutto il perimetro del Parco, è anche vero che sono permesse le altre attività agro silvo pastorali, che è possibile, entro le poche norme vigenti, tagliare boschi, coltivare la terra, praticare un’agricoltura di qualità, costruire manufatti, svolgere la pastorizia, Ma innanzitutto il Parco incrementerà notevolmente le attività che già si svolgono in Val d’Agri, cioè la PAC, politica agricola comunitaria, l’agriturismo, il turismo rurale, l’escursionismo, la creazione di prodotti tipici; inoltre esso ci salvaguarderà dall’avanzata ulteriore delle attività petrolifere, assicurerà una buona qualità della vita attraverso la difesa del suolo, dell’aria dell’acqua, della biodiversità. Tante, molte persone, preferiscono credere ad una cattiva informazione su questo argomento, propinata da aspiranti politici poco informati o in malafede, da sfruttatori del territorio montano e forestale, da gente che ha il solo scopo di far permanere nella Valle dell’Agri un diffuso permissivismo, spacciato per sviluppo economico ed indipendenza politica: questo non favorisce la crescita dell’area e pone il nostro territorio ai margini dello sviluppo sostenibile. Gli ambientalisti del WWF Basilicata , che hanno creduto e credono nel Parco- conclude la nota del WWF - come nel sistema più adatto alla crescita economica e culturale della Valle ed hanno contribuito perché esso si realizzasse, ribadiscono che l’istituzione del Parco della Val d’Agri, Lagonegrese ed Appennino lucano è l’ennesima possibilità che si offre ai suoi abitanti per salvaguardare e valorizzare le risorse del loro territorio. Le categorie che si ritengono danneggiate da questa pur minima perimetrazione del Parco, appoggiate da capi popolo e amministratori che stanno con un piede dentro ed uno fuori del parco , possono anche far ricorso al TAR ; in tal caso il WWF Italia interverrà presso il Tribunale Amministrativo per difendere il Progetto del Parco e con esso gli interessi della collettività e la qualità della vita del territorio della Valle PARCO D'ABRUZZO GESTIRA' LA FORESTA DI VAL TASSETO E VALLE CERVARALa faggeta degli appennini a Taxus ed Ilex, protetta dalla normativa europea, trova una delle sue massime espressioni a Villavallelonga L'Ente Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, assume in gestione dal Comune di Villavallelonga la foresta di Val Tasseto e Valle Cervara. Con la gestione diretta di oltre 1600 ettari di bosco, la politica di conservazione dell’ambiente naturale perseguita dal Parco, si arricchisce di un altro tassello. La faggeta degli appennini a Taxus ed Ilex, una formazione forestale protetta dalla normativa europea, trova nel territorio di Villavallelonga una delle sue massime espressioni. La scelta gestionale è mirata a una rigorosa conservazione imposta dalla peculiarità ambientale e naturalistica del territorio, che richiede anche da parte delle comunità locali, la rinuncia, possibilmente e compatibilmente con le loro effettive esigenze, a utilizzazioni e consuetudini tradizionali locali. Il Presidente Giuseppe Rossi considera l'accordo con l'Amministrazione comunale di Villavallelonga "la riprova che le strade della conservazione e dello sviluppo si possono incontrare in un quadro di reciproca disponibilità e collaborazione. Una scelta di civiltà – evidenzia il Presidente - che può avere un grande valore anche per l’economia locale, pienamente compreso dall’Amministrazione comunale che ha dimostrato impegno e lungimiranza." La gestione della foresta da parte del Parco, avrà una durata di nove anni per un canone di 47.000 euro l'anno che sarà corrisposto al Comune quale compenso per il mancato utilizzo del bosco. Ufficio Stampa Parco d'Abruzzo– Comunicato n. 27 4/29/2008 FIUME PO, SECONDA GIORNATA ITALIANA BIODIVERSITA'(ANSA) - MILANO, 29 APR - Tre giornate, dal 9 all'11 maggio, per esplorare il territorio del Delta del Po e mappare le specie animali e vegetali presenti in quest'area, considerata uno tra gli ecosistemi piu' rappresentativi d'Europa. E' questo uno degli obiettivi della 2/a Giornata Italiana della Biodiversita', iniziativa voluta dal mensile Geo e dal Wwf Italia e presentata stamani al Museo di Storia Naturale di Milano. ''Questa giornata nasce per sensibilizzare gli italiani e il grande pubblico alla biodiversita' - ha detto la direttrice di Geo, Fiona Diwan - oltre allo scopo scientifico, c'e' anche quello di comunicare l'importanza e il valore di questa tema''. Sul territorio, si muoveranno cinquanta ricercatori che studieranno le specie animali e vegetali presenti nella zona, gli sviluppi e i cambiamenti dell'ecosistema. ''Gli esperti faranno anche da capigruppo per i cittadini che vorranno partecipare all'iniziativa - ha aggiunto il presidente del Wwf Italia, Enzo Venini - la biodiversita' e' la garanzia della sopravvivenza della vita sulla terra, ed e' importante tutelarla''. Insieme a Tiberio Rabboni, assessore all'agricoltura della Regione Emilia Romagna che ha patrocinato l'evento, il presidente del Wwf ha lanciato l'allarme per la costruzione di Euroworld, progetto edilizio che dovrebbe estendersi per 124 km quadrati proprio sul Delta del Po. ''Siamo molto preoccupati per questo progetto - ha sottolineato l'assessore Rabboni - e' importante salvaguardare la biodiversita' di questo luogo che consente di conservare varieta' agricole che altrove sono abbandonate. Il nostro obiettivo e' riconvertire parte dell'agricoltura per produrre queste varieta' a rischio scomparsa''. Per David Bianco, consigliere del Parco del Delta del Po, la biodiversita' non e' soltanto la ricchezza della vita, ma anche una difesa contro 'i regali della globalizzazione', come ad esempio, la zanzara tigre. La giornata di oggi e' stata anche l'occasione per presentare la seconda edizione del Festival della Biodiversita', promosso dal Parco Nord di Milano, che si terra' dal 18 maggio all'8 giugno a Milano. (ANSA). 4/28/2008 VAL D'AGRI, CHE NESSUNO TOCCHI IL PARCOChe venga rimesso in discussione e proprio dalla val d’Agri l’annoso iter procedurale che ha portato all’istituzione ed alla perimetrazione del parco nazionale della val d’Agri-lagonegrese, è per questo comitato già abbastanza inaudito, folle, incosciente, soprattutto quando a farsene paladini sono le associazioni dei cacciatori, ma le notizie di stampa in merito ad un presunto comitato anti-parco sorto nella valle che osteggerebbe la stessa perimetrazione, rincarano la dose oltre ogni limite. Che le associazioni doppiettistiche presentino un ricorso al TAR contro la perimetrazione del parco, che a loro dire limita i loro diritti, potevamo anche aspettarcelo – fosse per loro si potrebbe sparare anche a parco Montereale a Potenza! – ma che a dar man forte a simili progetti anti-storici (il parco è finalmente una realtà legislativa ed in quanto tale ne vanno osservate le prescrizioni) ed anti-ambientalisti fossero, oltre che professionisti, imprenditori, artigiani ed agricoltori, anche dei sindaci della zona ci pare francamente troppo. Preoccupati dai limiti che a loro dire il parco imporrebbe all’edilizia – ma quale edilizia? Quella degli eco-mostri pubblici (il ponte sul lago del Pertusillo o l’assurdità genetica di una stazione di autobus a Paterno mai entrata in funzione) o quella dei privati (dovremmo forse ricordare quanto si è capaci di concedere in deroga al buon senso, più che alle normative edilizie, o piuttosto dare diritto di credito a quei tristi mattoni forati a vista permanente che troppo spesso deturpano i nostri paesi?) – i sindaci intendono organizzare una conferenza di servizio sulla possibilità di esperire vie legali contro il parco o meglio contro i suoi confini, a loro dire troppo vicini alle zone abitate per non creare vincoli. Costoro, non paghi di assecondare consensi di bottega facilmente intuibili, fanno inoltre riferimento ad una serie di altre attività che il parco a loro dire limiterebbe, dall’agricoltura alla silvicoltura, settori che al contrario tanto avrebbero da guadagnare proprio dal parco, nell’ottica di reale integrazione tra attività umane e natura che una gestione dinamica del parco comporterebbe, e di cui invece vengono denunciati limiti che non si comprende se risiedano nel diritto della collettività ad un ambiente sano e ad un’agricoltura entropica ai ritmi naturali e quindi anche umani o nel diritto dei singoli a fare tutto come gli pare, in una visione cettolaqualunquista della realtà che già spaventa per il futuro prossimo. Questo parco nazionale già nasce monco, ritagliato com’è su misura degli interessi delle compagnie petrolifere, per far rientrare pozzi o aree di prossima perforazione in zone a minore o nei fatti nulla tutela ambientale, in ritardo rispetto alle reali necessità di salvaguardia di uno dei maggiori bacini di bio-diversità dell’intera area mediterranea, minacciato dall’impatto violento degli idrocarburi e delle relative infrastrutture, annacquato, vista la delimitazione della zona a protezione integrale alle sole creste montuose, come se le specie floro-faunistiche da salvaguardare vivessero solo ad alta quota e non praticamente ovunque la natura sia lasciata abbastanza in pace, ma comunque nasce ed è uno di quegli avvenimenti che dovrebbe rallegrare chiunque comprenda che ormai un modello di sviluppo va sostituito al più presto con un altro, più sostenibile in ogni senso. Tra queste persone dovrebbero esserci i cittadini della val d’Agri, la cui vera minaccia all’economia - ed alla salute - risiede nell’attività senza freni dell’estrazione e raffinazione di idrocarburi, altro che le minacce che verrebbero dall’estensione del parco! Si chiede di allontanare il parco dalle zone abitate e si denuncia come paradigma dell’invasività di questo supposte limitazioni ad alcune attività umane che, se si aspettasse almeno l’istituzione di un regolamento del parco o si leggessero le norme di gestione dei parchi nazionali, troverebbero molte ed ampie risposte in termini di criteri vincolanti per zone di perimetrazione (zone A,B e C, cioè zone a tutela integrale, a tutela semi-integrale ed a tutela integrata alle attività umane). Si preferisce invece mettere il carro avanti ai buoi, utilizzando come argomento negativo la contiguità del parco al centro olii di Viggiano ed ai pozzi sparsi ovunque nella valle, cosa che dovrebbe far pensare piuttosto a quanto proprio il sistema ENI sia stato ostacolo all’unico volano di sviluppo per una terra altrimenti destinata a morire di petrolio. Noi del comitato no oil potenza ci chiediamo se non siano le attività umane a necessitare di limiti e di nuovi indirizzi verso i criteri di maggiore sostenibilità che il parco ed una nuova conseguente cultura del fare umano suggerirebbero come soluzione per uscire da una condizione di sfruttamento senza limiti di ambiente e risorse che si ritorce con effetti devastanti sull’intera società. Più che metter limiti al parco, cari sindaci, cerchiamo di metter limiti al petrolio ed alla sua – quella si reale e devastante! – invasività di ogni aspetto della vita sociale, economica e naturale della nostra regione e della valle dell’Agri in modo particolare…io amo la mia terra!!! Miko Somma, portavoce del comitato no oil potenza 4/26/2008 NO A AMBIENTE MINISTERO CENERENTOLA(ANSA) - ROMA, 24 APR - Il ministero dell'Ambiente in quello delle Infrastrutture? L'importante e' che siano paritetici, altrimenti l'Italia andra' in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei e agli obiettivi di riduzione dei gas serra al 2020 e degli accordi per il dopo Kyoto. Ambientalisti, organizzazioni ed esperti intervengono nel toto-ministri. Nell'assegnazione dei dicasteri potrebbe mancare una nomina ad hoc per l'ambiente. O meglio, nel Pdl c'e' chi vorrebbe che la delega fosse accorpata a quella delle Infrastrutture. ''Un orientamento in controtendenza rispetto a quello che sta succedendo in altri Paesi dell'Ue - ha detto il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - dove l'ambiente e' un tema sempre piu' centrale nelle politiche governative, dalla Francia di Sarkozy, alla Germania della Merkel all'Inghilterra di Brown. Se governi diversi affrontano con energia la questione ambientale c'e' un motivo e, l'Italia, non facendolo, rischia di non colmare la distanza che ci separa dall'Ue''. ''Non dare peso a queste tematiche - ha aggiunto il presidente di Legambiente - significa abbandonare la strada dello sviluppo efficiente e compatibile''. ''Il quadro internazionale - fa eco Gianni Silvestrini, direttore di Qualenergia e direttore scientifico del Kyoto Club - spinge a un ruolo forte dell'ambiente. Se in Italia restera' relegato a un ruolo marginale significa stare fuori dagli obiettivi internazionali. Ma lo si vedra' presto, la cartina di tornasole sara' l'impegno sulle rinnovabili''. ''La logica dell'accorpamento del ministero dell'Ambiente con un altro dicastero - afferma Michele Candotti, Direttore generale del Wwf Italia - non garantirebbe la necessaria trasversalita' di questo tema rispetto agli altri. L'unico luogo che potrebbe darci questa garanzia e' all'interno della Presidenza del Consiglio. Scegliere altre soluzioni di accorpamento significherebbe condizionare le priorita' ambientali alle logiche di ciascun settore. La scelta, ad esempio, di accorpare Ambiente e Infrastrutture - conclude Candotti - e' la premessa per un sicuro conflitto di interesse tra progettazione di opere e applicazione dei sistemi di garanzia per l'ambiente''. Da Federambiente la proposta di un ''accorpamento tra le funzioni dei ministeri dell'Ambiente e delle Attivita' produttive in un unico dicastero che potrebbe chiamarsi ''delle Attivita' produttive e dello sviluppo sostenibile''.(ANSA). | ||